Fallimento: risorsa o sconfitta?

Ti è mai capitato di fallire?

Chissà come mai le persone sono terrorizzate dal fallimento e dai fallimenti. Un motivo posso immaginarlo dato che io ero una di quelle persone dopo aver perso il lavoro nel 2012. Per anni ho vissuto il fallimento come una sconfitta che mi ha fatto perdere completamente fiducia in me stessa e nelle mie capacità. Mi sentivo spesso giudicata, persa e sola.

Poi ho cominciato a trasformare il fallimento in insegnamento e crescita. Anche se, prima di arrivare a considerarlo tale ho impiegato molti anni.

Questo perché consideravo il fallimento come la prova dell’essere incapaci, come una buona ragione per essere “emarginati” dagli altri.

Poi sono volata a New York dove ho vissuto per alcuni mesi e poi a Londra dove ho vissuto due anni ed ho iniziato a trasformare questa mia convinzione.

È stato interessante vedere come il fallimento venga considerato diversamente in America, Inghilterra e Italia.

In Italia è considerato una vergogna, anche se lentamente sta cambiando. Negli Stati Uniti e Regno Unito, invece, viene considerato come un passo importante nel percorso di una persona.

Avete presente i personaggi famosi o gli imprenditori americani?

Parlano serenamente dei loro fallimenti, senza vergogna, senza paura di critiche o giudizi.

Nella cultura americana è abbastanza normale raccontare la propria vita inserendo dettagli come licenziamenti, divorzi, tossicodipendenze, abusi sessuali o fallimenti economici.

In Italia tutti questi dettagli, invece, vengono omessi o “rivelati” solo in determinate situazioni e interlocutori. Questo perché prevale il senso di vergogna, la paura di essere giudicati ed emarginati.

Credo si tratti di una questione legata a dove si intende porre la propria attenzione. Se una persona ritiene che il “fallimento” sia un fatto eccezionale che accade solo nella vita di persone sfortunate o incapaci, nel momento in cui sarà lei a sperimentare un qualsivoglia fallimento, se ne vergognerà e lo considererà una “tragedia”.

Non solo. Si sentirà particolarmente “inadeguato” e avrà paura delle critiche altrui. Vivrà il proprio fallimento in modo drammatico, soffrendo più del necessario. Perderà molte energie interiori e tempo. Tante risorse emotive saranno “bloccate” su quel fallimento, facendo perdere altre occasioni di investimento, per esempio in una nuova relazione sentimentale o un nuovo lavoro. Ecco questa ero io.

Fortunatamente ho incontrato persone che mi hanno aiutato a cambiare idea raccontandomi le proprie storie di “fallimenti” con orgoglio e serenità tanto da iniziare a pensare al “fallimento” come parte della vita per chiunque decida di vivere la propria esistenza con coraggio allo scopo di prendersi tutte le soddisfazioni che merita.

In sostanza, chi considera il fallimento come normale, dice tra sé e sé: “Bene! Ho fallito. Sono una persona come tutte le altre. Ho anche capito che posso fare cose diverse e in modo migliore. Ora riparto da dove sono, perché la mia vita offre altre opportunità, sia nel lavoro, sia nell’amore e sia per quel che riguarda il successo personale.”

Fallimento o punto di forza?

Considerando il fallimento come un insegnamento, esso diventa sia una tappa di crescita e di maturazione che un passo verso un gradino più alto dal quale partire per realizzare i propri desideri e obiettivi.

Per questo il fallimento non va evitato e rifiutato. Va vissuto, capito e accettato.

Vuoi evitare a tutti costi un fallimento? Ho imparato che non puoi!

Evitarlo nascondendo la testa sotto la sabbia significa perdere nuove opportunità, nuovi orizzonti di realizzazione, di sviluppo e successo.

Il fallimento dev’essere visto come un’esperienza che diventa un nostro punto di forza perché impariamo come non fare qualcosa. Avere il coraggio di fallire apre le porte a nuove esperienze e opportunità perché ti dai la possibilità di rischiare, vivere nuove esperienze e scoprire nuove capacità e risorse.

Pensi ancora che se fallisci non vali niente? Oppure inizi a vedere il fallimento come una risorsa?

L’unico fallimento sta, in realtà, nel permettere alla sconfitta di avere la meglio su di noi

Anthony Clifford Grayling

 

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