nutrirsi di parole

Un concetto, una richiesta, un’emozione possiamo comunicarla in modi diversi cambiando il modo in cui viene percepita, e vale anche il contrario.

Le parole sono importanti e lo abbiamo vissuto proprio nel 2020, un anno tanto imprevedibile quanto destabilizzante per molte persone. Durante questo periodo molti hanno potuto constatare come l’uso di parole inadeguate e la comunicazione caotica degli eventi ha influenzato il malessere comune.

Le parole generano un’emozione che influenza lo stato d’animo delle persone. Da quell’emozione, poi, nascono pensieri e azioni che vanno a costruire la storia di ciò che viviamo. Il risultato è che si può vivere la stessa situazione con sentimenti di rabbia, paura e stress oppure sereno, positivo e attivo, o ancora pieni di ansia, timore e preoccupazione oppure vivendo con fiducia sapendo che nell’opportunità si genera un cambiamento voluto. La differenza tra i due scenari è tutto nelle parole che ci diciamo e decidiamo di ascoltare e seguire.

Comunicare è nutrire

Diventiamo le parole con cui nutriamo la nostra mente.

Quando pronunciamo parole di conforto, alimentiamo amore e compassione. Al contrario quando parliamo creando tensione e rabbia, nutriamo la violenza e la sofferenza. Se non stiamo attenti permettiamo alla comunicazione tossica di coloro che ci circondano e da ciò che guardiamo e leggiamo di intossicare la nostra mente. Spesso le parole hanno il potere di farci sentire a disagio, insicuri, non abbastanza, oppure superiori agli altri e pronti a dare dei giudizi.

Così, a seconda di come comunichiamo e di come percepiamo lo stesso concetto, la stessa situazione o la stessa richiesta, possiamo aumentare la nostra capacità di comprensione, o avvelenare la nostra mente.

Per capire se stiamo comunando in maniera sana oppure no, la prima domanda da porsi è: “Le mie parole creano gioia, fiducia e coraggio o tensione, paura, ansia e sfiducia?”

La comunicazione che infonde emozioni tossiche è da evitare. Perché, invece di aiutare gli altri a capire, li predispone a deprimersi o avversare. È sempre meglio comunicare parole sane perché aiutano le persone a superare difficoltà, paure, delusioni.

Comunicazione sana e comunicazione tossica

Molto spesso vengono trasmessi contenuti senza la consapevolezza di quel che si scrive. Bisogna ricordarsi che prima di far uscire le parole dalla bocca e dalla tastiera è necessario chiedersi: sono sicuro che sia vero? Sono sicuro di scrivere (o parlare) in modo gentile, senza offendere nessuno? Sono sicuro che ciò che sto per dire non crei separazione e/o avversione? E che serva a qualcosa? Oppure varrebbe di più un bel silenzio?

La consapevolezza dovrebbe essere il primo ingrediente nella scelta delle parole, in modo che queste non facciano danno.

Solo così una conversazione può diventare fonte di nutrimento invece che di avvelenamento involontario, spesso influenzata dall’uso automatico delle parole. Certo, la comunicazione tossica può essere molto difficile da evitare: nella nostra cultura nessuno ci insegna l’importanza del scegliere le parole con la stessa cura con cui scegliamo i vestiti da indossare ogni mattina.

Nel mondo del lavoro spesso siamo circondati da persone che impregnano l’ambiente di frasi tossiche, che generano ansia, pressione, insoddisfazione e malcontento.

Assorbiamo non solo i pensieri e le parole che produciamo, ma anche quelli di chi ci circonda. Dobbiamo quindi sviluppare la giusta consapevolezza mentale per non trasmettere e non assorbire energie piene di sofferenza.

La consapevolezza è la nostra pelle: senza di lei assorbiamo i veleni emotivi che ritroviamo nelle notizie, nelle conversazioni, nelle immagini che vediamo in tv. Quando siamo pieni di questi veleni, a nostra volta, pur non volendolo, diventiamo veicoli di pensieri e parole che trasmettono emozioni tossiche.

Se smettiamo di nutrire l’ansia, la paura, la rabbia, la preoccupazione, queste svaniranno da sole.

Ecco perché le due chiavi di una buona comunicazione sono l’ascolto profondo e la parola amorevole.

Senza ascolto profondo – libero da pregiudizi e giudizi– ciò che ci arriva da fuori non potrà essere né compreso né gestito correttamente. Non riusciremo a capire quando stiamo assorbendo veleni né quando li stiamo elargendo. Se stiamo interagendo con una persona, presumibilmente ci dimentichiamo che, per farci capire, dobbiamo liberare le nostre parole dalla tossina del giudizio.

Senza parole amorevole, senza una consapevolezza equanime, libera dal giudizio e dall’attaccamento (per esempio a emozioni e pensieri del passato) sarà molto difficile comprendere ed essere compresi.

I 5 Fattori della buona comunicazione

  1. Verità: Esprimersi dicendo il vero significa mai parlare per “sentito dire” e, ovviamente, non mentire.
  2. Gentilezza: ci sono persone che offendono e poi si giustificano dicendo “ho solo detto la verità”. Il modo in cui si esprime una verità è tanto importante quanto la verità stessa. La regola della parola gentile va applicata anche e soprattutto quando bisogna comunicare un dissenso o una critica
  3. Coerenza: il principio della giusta parola, invece, prevede che non si modifichino i contenuti a proprio uso e consumo.
  4. Rispetto: è molto importante evitare di comunicare all’ascoltatore contenuti che potrebbero creare separazione, sospetto e avversione
  5. Adeguare il linguaggio: Se vuoi essere compreso, mettiti prima nei panni dell’altro e cerca di capire come ragiona, quale significato hanno per lui le parole, i gesti e quali sono i suoi costumi

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